mercoledì, 23 dicembre 2009

Accordo raggiunto: "A Brawn e Mercedes non potevo dire no". E il popolo rosso come la prenderà? 

Prima una suggestione, poi un’idea concreta, ora realtà tangibile: Michael Schumacher è il nuovo pilota della MercedsGp. Che l’accordo fosse nell’aria era ormai scontato, ma l’annuncio ufficiale è apparso solo questa mattina (11:03 del 23 dicembre) sul sito internet della scuderia tedesca (sito peraltro ancora non aggiornato sul cambio di nome del team). Il sette volte campione del mondo affiancherà Nico Rosberg, ritrovando al muretto quel Ross Brawn con cui già festeggiò i tanti trionfi in rosso.

Alto tradimento grida il popolo ferrarista. Dopo tre anni lontano dai volanti della Formula1 (passati per lo più a ruzzolare da moto) Schumacher (quello forte) ritornerà in pista da avversario. Beffardo il destino: stagione 2006, il popolo rosso sogna la rimonta di Schumy ai danni dell’odiato Alonso (allora Renault ora Ferrari). Ci si crede fino a Suzuka, quel motore in fumo è metafora perfetta della stagione. A fine anno il ritiro, un posto da consulente allo sviluppo delle vetture e il gran rifiuto dell’estate 2009: c’è da sostituire lo sfortunato Massa, ma i dolori al collo (sospetti) e la paura di una debacle dovuta al non poter provare una monoposto peraltro in difficoltà (sospettiamo) sanciscono la retromarcia. Schumacher non torna più, sembrava un assunto definitivo e invece era provvisorio. “Dopo tre anni di pausa ho ritrovato energie” spiega il tedesco che ha firmato un contratto da 7 milioni di euro per il prossimo anno, con la possibilità di prolungare per altre due stagioni. Ora la parola passa alla pista: sarà in grado Schumacher (quello forte) di tenere testa a giovani rampanti come Hamilton, Vettel, Rosberg e a chi - come Alonso - già sognava di essere il suo erede in rosso?

Riccardo Marchese

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giovedì, 26 novembre 2009
La rivoluzione continua. Fermento che investe la Formula1 nel mercato piloti e non solo...


La Mercedes va per la sua strada, divorzia dalla McLaren e compra in sposa la Brawn. Nasce la MercedesGp, la guideranno due tedeschi: il primo è Nico Rosberg, il secondo nome è un’utopia, Michael Schumacher. Ma come – direte voi – e i suoi problemi al collo che gli impedirono il clamoroso ritorno in Ferrari durante la scorsa stagione? Acqua, acqua. Se anche quei problemi Schumy li avesse accusati davvero, non furono di certo la prima causa del mancato rientro. Diciamo che le magre figure di Badoer e Fisichella non avrebbero giovato all’immagine vincente del tedesco. Rimettersi in gioco… chissà come la prenderebbe ora il pubblico rosso, in uno strano rovesciamento di ruoli rispetto all’ultimo anno di “Kaiser Schumy”, quando il rivale era proprio Alonso (stagione 2006). Schumacher o no (prima alternativa a lui Nick Heidfeld, orfano Bmw) è lo spagnolo in Ferrari la mossa che sposta gli equilibri del mondiale, il colpo che fa passare in secondo piano anche il trasferimento dell’iridato Button alla McLaren (a fare da scudiero ad Hamilton?).
 
Oscar al cambiamento per la Brawn: nome, proprietà e piloti tutto in colpo solo (con il bel record di aver corso un anno ed aver vinto entrambi i titoli). Barrichello emigra allora alla Williams che appieda Nakajima (era ora!) e punta sul giovane Hulkenberg, vincitore della GP2. Certezze le ha invece il gruppo Mateschitz: la Red Bull conferma Vettel e Webber, la Toro Rosso si tiene Buemi e Alguersuari. Bel colpo per la Renault che arruola il polacco Kubica e tentenna sulla conferma di Grosjean. L’addio della Toyota appieda Trulli e il promettente Kobayashi, mentre Timo Glock firma per la debuttante Manor. Proprio ai quattro nuovi team guardano tanti piloti alla ricerca di un ingaggio (Kovalainen, Piquet Jr., Bourdais) visto che solo la Campos ha ufficializzato Bruno Senna. Sedili liberi dunque anche alla Lotus e al Team US F1, mentre la “vecchia” Force India terrebbe volentieri Sutil (che da tedesco sogna la MercedesGp) e indugia sulla conferma di Liuzzi. Morale: dopo 40 anni si rischia di partire senza un pilota italiano.
Riccardo Marchese
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lunedì, 02 novembre 2009

Il Mondiale più strano della storia si chiude ad Abu Dhabi con la vittoria di Vettel su Red Bull. Aspettando Alonso in rosso...

Abu Dhabi, riflettori accesi durante la gara. (Gazzetta)
Con la doppietta della Red Bull sul nuovissimo tracciato di Abu Dhabi (cornice stupenda ma disegno del circuito ancora una volta privo di punti per sorpassare) si è conclusa la stagione della Formula1. Un anno di profonde trasformazioni con vetture molto diverse sia dal passato (il nuovo regolamento tecnico le ha rese più piccole e compatte) che fra di loro (come non citare il fantomatico kers, adottato in modo continuativo solo da Ferrari e McLaren e già mandato in soffitta per il prossimo campionato o il doppiofondo iniziale che ha fatto volare la Brawn Gp).

 

Una diversità dai mondiali precedenti che ha prodotto equilibrio e spettacolo solo nella seconda parte della stagione, con un’estate (7 giugno – 30 agosto) fatta di 6 gran premi e 6 vincitori differenti. Riaprire la caccia a Button ad un certo punto sembrava lecito, per le Red Bull soprattutto. Più difficile, se non impossibile per la Ferrari: tre podi in fila con il successo di Spa (in Belgio) per Raikkonen il punto più alto della stagione. La rossa ripartirà senza il finlandese, ma con un Alonso in più affiancato allo sfortunatissimo Massa.

 

Mercato piloti in fermento con Barrichello che dalla Brawn passa alla Williams (farà coppia con l’esordiente Hulkenberg) e con Rosberg pronto a fare il percorso inverso. Chi non si muoverà è Vettel, campioncino in erba, vincitore ad Abu Dhabi (quarto successo dell’anno) pronto con la sua Red Bull a sfidare tutti. La voglia è di guardare avanti perché dietro c’è stato il buio, voglia di voltare pagina sperando che Todt sia un presidente Fia migliore di chi l’ha preceduto. Come bega iniziale l’affare gomme: il 2010, anno in cui scompariranno i rifornimenti, sarà l’ultimo mondiale della Bridgestone come fornitrice di pneumatici. La notizia dell’addio della casa giapponese lascia un po’ tutti nello sconforto. Urge trovare gomme, perché un mondiale senza, non riusciamo proprio ad immaginarlo.
 

 Riccardo Marchese

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giovedì, 22 ottobre 2009

In Brasile Jenson Button chiude il discorso per il titolo con una gara d'anticipo. Alla Brawn anche il mondiale costruttori.

Dove comincino i meriti di Jenson Button, 31° campione del mondo nella storia della Formula1, rispetto all’intuizione regolamentare avuta da Ross Brawn nel realizzare una vettura borderline è tutto da stabilire. Certo è che la Brawn Gp di inizio campionato era una vettura imprendibile, diversa dalle altre ma proprio per questo più veloce. In quel momento bastavano la fortuna e la capacità (mancate a Barrichello) di arrivare al traguardo per ottenere punti importanti: nelle prime sette gare Button chiude con sei vittorie e un bronzo (stando alle opinabili intenzioni di Ecclestone fortunatamente rientrate) e con un parziale di 61 punti dovuto al punteggio dimezzato del G.P. di Malesia.

Non mancarono le polemiche per la “banda del buco”, spente solo in minima parte dalla sentenza Fia che sancì la regolarità del doppiofondo dell’ex Honda (a proposito chissà come saranno contenti i vertici della casa giapponese per aver regalato a Brawn una scuderia mondiale, pagandogli anche i primi mesi di gestione!).

A stagione in corso tutti corrono ai ripari: si copia l’idea della Brawn Gp, ma senza la possibilità dei test i tempi per ottenere dei risultati si allungano inevitabilmente. Nuovi investimenti - non fosse bastata la costosa idea del kers - proprio nell’anno in cui scoppia il caso del tetto massimo di spesa (anche qui alla fine dietrofront Fia).

Tra una lite e un polverone (radiazione di Briatore) Jenson Button paga la crescita degli avversari e la capacità della Red Bull di adattarsi ad alcuni tracciati. Nelle otto gare che seguono il favoloso inizio dell’inglese arrivano 24 punti, quanto basta comunque per presentarsi a San Paolo (penultimo appuntamento dell’anno) per giocarsi un match point con +14 sul compagno Barrichello.

La pioggia delle qualifiche fa sognare la torcida brasiliana: Rubens è primo, Button 14°. La gara è però un’altra storia e pone le basi per tornare al discorso dei meriti e della fortuna: Button sfrutta la bagarre iniziale e recupera subito cinque posizioni. Dopo la prima serie di pit-stop Barrichello si fa scavalcare da Webber e Kubica. Button infila un sorpasso dopo l’altro, Barrichello fora un pneumatico e finisce nelle retrovie. Alla fine vince Webber (quinto successo stagionale per la Red Bull), ma la festa è per il “paracarro” inglese (gentile definizione assegnatagli da Briatore). Un ultimo dato: era dal 2004 che il mondiale non vedeva in testa lo stesso pilota dall’inizio alla fine, ieri Schumacher, oggi Button. Cosa abbiano in comune i due siamo ancora qui a chiedercelo.

Speciale Formula1: Classifiche piloti e costruttori

Il Mondiale 2009 su Wikipedia

Riccardo Marchese

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categoria:formula1
lunedì, 11 maggio 2009

Vincendo in Spagna il quarto Gran premio su cinque gare, il pilota inglese della Brawn Gp diventa molto di più di un favorito per il titolo. Primi tre punti per Massa.

Arivo in scioltezza per Jenson Button. (GazSport)

Speciale Formula1: Classifiche piloti e costruttori

postato da: RiccardoSS alle ore 14:44 | Permalink | commenti
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